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Visualizzazione dei post da gennaio, 2024

SEPARAZIONE E DIVORZIO: Addebito della separazione: i chiarimenti della Cassazione

  » Inizio modulo SEPARAZIONE E DIVORZIO: Addebito della separazione: i chiarimenti della Cassazione 28 gen 2024 Grava sulla parte che richiede l'addebito della separazione la prova che la condotta dell'altro coniuge ha reso intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere della controparte provare l'anteriorità della crisi matrimoniale L'addebito della separazione Il caso in esame ha interessato una coppia che, giunta alla fase patologica del proprio rapporto, aveva deciso di ricorrere alla separazione coniugale. Nella specie, il Giudice di primo grado, dopo essersi pronunciato sulla separazione dei coniugi, aveva respinto le reciproche domande di addebito della separazione. Avverso tale sentenza il marito aveva proposto appello, lamentando, in particolare, l'erroneità della statuizione in punto di addebito della separazione. La Corte di Appello di Roma, in riforma della sentenza impugnata, procedeva ad addebitare la separazione alla mo...

SEPARAZIONE GIUDIZIALE - ASSEGNO DI MANTENIMENTO

SEPARAZIONE GIUDIZIALE - ASSEGNO DI MANTENIMENTO   In tema di separazione giudiziale dei coniugi, ai fini della determinazione dell'assegno di mantenimento in favore del coniuge economicamente più debole e dei figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti, occorre accertare il tenore di vita della famiglia durante la convivenza dei coniugi, assumendo a tal fine rilievo anche i redditi occultati al fisco, per l'accertamento dei quali l'ordinamento prevede strumenti processuali ufficiosi, quali le indagini della polizia tributaria. Il potere di disporre indagini di polizia tributaria, anche d'ufficio, costituisce una deroga ai principi generali in materia di onere della prova; ma va esercitato qualora il Giudice ritenga che siano stati allegati fatti precisi e circostanziati in ordine all'incompletezza o all'inattendibilità delle risultanze fiscali di uno dei coniugi. (Cass. Civ. Sez. I, Ord. 10 gennaio 2024 n. 918)

SEPARAZIONE E DIVORZIO - Se i genitori perdono la bussola.

SEPARAZIONE E DIVORZIO - Se i genitori perdono la bussola. Freud affermava che fare i genitori “non è difficile, ma impossibile”. Si tratta chiaramente di una esagerazione, di una esasperazione volutamente cercata, per affermare come “essere” genitore, più che “fare” il genitore, sia uno dei ruoli più importanti e più difficili, un compito educativo fondamentale per la creazione delle coscienze. Un ruolo oggi, il più delle volte, drammaticamente latitante, proprio perché buon senso, coerenza e ragionevolezza vengono accantonati e sostituiti da egoismi personali e priorità vane e false. Il danno educativo che ne consegue, quello derivante da una autorità genitoriale troppo protettiva o troppo distratta, troppo permissiva o al contrario asfissiante, comunque troppo poco incisiva, è sempre più pesante. Così, nella giungla di regole non applicate o interpretate ad hoc da genitori troppo poco genitori, i giovani sono sempre più alla deriva, incapaci di rendersi conto delle conse...

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Cassazione: anche la convivenza prematrimoniale conta per l’assegno di divorzio Divorzio, nell’assegno va anche la convivenza prematrimoniale Le Sezioni unite della Corte di cassazione, con una storica sentenza hanno stabilito che il giudice, deve tenere conto anche della convivenza prima del sì Il giudice nel decidere sul diritto all’assegno di divorzio e nel quantificarlo deve tenere conto anche della convivenza prima del sì. Le Sezioni unite della Corte di cassazione, riconoscono la stessa valenza al tempo trascorso nell’unione istituzionale di quello passato come coppia di fatto. Una decisione “storica” che tiene conto di un cambiamento dei costumi e registra l’esistenza di un fenomeno sempre più diffuso, ignorato invece dalla legge sul divorzio, n. 898 del 1970, promulgata in anni in cui la convivenza prematrimoniale era davvero rara. Oggi se ne occupano le sezioni unite della Cassazione nella consapevolezza, scrivono i giudici, che «la convivenza prematrimoniale è ormai un fenomeno di costume sempre più radicato nei comportamenti della nostra società cui si affianca un accresciuto riconoscimento – nei dati statistici e nella percezione delle persone – dei legami di fatto intesi come formazioni familiari e sociali di tendenziale pari dignità rispetto a quelle matrimoniali». Il contributo dato e le rinunce La Suprema corte, ribadendo la natura oltre che assistenziale, anche perequativo-compensativa dell’assegno di divorzio, invita a considerare i casi in cui al matrimonio sia collegata una convivenza prematrimoniale della coppia «avente i connotati di stabilità e continuità, in ragione di un progetto di vita comune, dal quale discendano anche reciproche contribuzioni economiche, laddove emerga una relazione di continuità tra la fase “di fatto” di quella medesima unione e la fase “giuridica”». Nel decidere sul diritto e nello stabilire l’entità dell’assegno, il giudice dovrà verificare il contributo dato da chi lo chiede «alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno dei coniugi». Va valutata l’esistenza, durante la convivenza prematrimoniale «di scelte condivise dalla coppia che abbiano conformato la vita all’interno del matrimonio e cui si possano ricollegare, con accertamento del relativo nesso causale, sacrifici o rinunce, in particolare, alla vita lavorativa/professionale del coniuge economicamente più debole, che sia risultato incapace di garantirsi un mantenimento adeguato, successivamente al divorzio». Il passo avanti del diritto vivente La giurisprudenza ancora una volta fa dunque un passo avanti nella direzione imposta dai compiti che si è ormai assunto il diritto vivente: farsi carico dell’evoluzione del costume sociale interpretando la nozione di «famiglia», un concetto «caratterizzato da una commistione intrinseca di «fatto e diritto». E ancora una volta interpreta i vari modelli familiari La conclusione raggiunta è che, ad oggi, per come è definito l’assegno di divorzio, non può essere ignorata la convivenza prematrimoniale, quando, come nel caso esaminato, si sia protratta nel tempo (nello specifico sette anni, con la nascita di un figlio) e abbia «consolidato» una divisione dei ruoli domestici, capace di creare «scompensi» destinati a proiettarsi sul futuro matrimonio e sul divorzio che dovesse seguire. Le valutazioni da fare Proprio la scelta della coppia di dare stabilità ulteriore all’unione di fatto attraverso il matrimonio, che rappresenta il fatto generatore della disciplina dell’assegno divorzile, serve a “colorare” e a rendere giuridicamente rilevante il modello di vita adottato prima del matrimonio. «Non si tratta, quindi - si legge nella sentenza - di introdurre una, non consentita, «anticipazione» dell’insorgenza dei fatti costitutivi dell’assegno divorzile, in quanto essi si collocano soltanto dopo il matrimonio, che rappresenta, per l’appunto, il fatto generatore dell’assegno divorzile, ma di consentire che il giudice, nella verifica della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno al coniuge economicamente più debole, nell’ambito della solidarietà post coniugale, tenga conto anche delle scelte compiute dalla stessa coppia durante la convivenza prematrimoniale, quando emerga una relazione di continuità tra la fase «di fatto» di quella medesima unione, nella quale proprio quelle scelte siano state fatte, e la fase «giuridica» del vincolo matrimoniale». In dottrina, si è sottolineato come i sacrifici professionali e reddituali compiuti da uno dei coniugi, d’accordo con l’altro, nell’interesse della famiglia «non dipendono dall’esistenza tra le parti di un vincolo matrimoniale, ma dalla configurabilità di una vita familiare, tutelata dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo». Sacrifici e rinunce che ora contano, per chi dopo il divorzio non è in grado di mantenersi in modo adeguato.

 SEPARAZIONE E DIVORZIO - Cassazione: anche la convivenza prematrimoniale conta per l’assegno di divorzio Divorzio, nell’assegno va anche la convivenza prematrimoniale Le Sezioni unite della Corte di cassazione, con una storica sentenza hanno stabilito che il giudice, deve tenere conto anche della convivenza prima del sì Il giudice nel decidere sul diritto all’assegno di divorzio e nel quantificarlo deve tenere conto anche della convivenza prima del sì. Le Sezioni unite della Corte di cassazione, riconoscono la stessa valenza al tempo trascorso nell’unione istituzionale di quello passato come coppia di fatto. Una decisione “storica” che tiene conto di un cambiamento dei costumi e registra l’esistenza di un fenomeno sempre più diffuso, ignorato invece dalla legge sul divorzio, n. 898 del 1970, promulgata in anni in cui la convivenza prematrimoniale era davvero rara. Oggi se ne occupano le sezioni unite della Cassazione nella consapevolezza, scrivono i giudici, che «la conviv...

SEPARAZIONE E DIVORZIO - Chi non paga il mantenimento perde l’affidamento dei figli?

  SEPARAZIONE E DIVORZIO - Chi non paga il mantenimento perde l’affidamento dei figli? Conseguenze legali per chi non paga gli alimenti ai figli in caso di separazione con la madre. La questione dell’ affido dei figli minori in caso di separazione dei genitori è complessa e influenzata da diversi fattori. Una domanda che spesso ci si pone è cosa rischia il padre che non versa gli alimenti. Chi non paga il mantenimento perde l’affidamento dei figli? La risposta varia sensibilmente a seconda della gravità della condotta. Isolati inadempimenti, specie se dovuti a difficoltà economiche, non possono derogare al principio generale che impone l’affidamento condiviso. Del resto il diritto alla «bigenitorialità» è sancito dalla Costituzione. In questo articolo vedremo, alla luce di alcune sentenze della giurisprudenza, quando il totale disinteresse del genitore giustifica l’affido esclusivo della prole. Ma procediamo con ordine. Che effetti ha il mancato pagamento del manteniment...